Riserve naturali a rischio con la nuova legge regionale

decima malafede

La legge regionale che attribuisce nuovi poteri a Roma Capitale cancellerà l’Ente Roma Natura, affidando al Campidoglio la gestione di 14 riserve naturali protette. Le associazioni e i comitati ambientalisti scrivono una lettera a Zingaretti chiedendo di salvare l’ente. Il pericolo? Che senza regole, l’aspetto urbanistico prevalga sulla tutela dell’ambiente

Zingaretti l’aveva definita una legge “uccidi burocrazia”. Ma ad essere in pericolo sono soprattutto le riserve naturali nel comune di Roma. A poche settimane dall’approvazione in giunta, la proposta di legge regionale che stabilisce il “Conferimento di funzioni e compiti amministrativi a Roma Capitale e ai Comuni del Lazio”, mostra già le sue crepe. E in attesa che il provvedimento venga discusso dal consiglio regionale, gran parte della rete ambientalista capitolina chiede alla Regione di fare marcia indietro e cancellare l’articolo 9: che oltre ad eliminare l’Ente Roma Natura, pone dei seri dubbi sul futuro di 14 riserve naturali protette.

LA LEGGE – Secondo la proposta di legge n. 25/2014, infatti, tutti parchi gestiti dall’Ente Regionale Roma Natura, d’ora in poi saranno affidati Roma Capitale e l’Ente, all’atto dell’approvazione della legge, dovrà essere considerato estinto. Il Campidoglio si troverà quindi a gestire un patrimonio di oltre 16 mila ettari che comprende 9 Riserve Naturali Protette (fra cui la Marcigliana e la vastissima Decima – Malafede), il parco regionale di Aguzzano e quello del Pineto, 3 monumenti naturali (Mazzalupetto – Quarto degli Ebrei, Galeria Antica e Parco della Cellulosa) e l’area marina protetta delle Secche di Tor Paterno. Zone di grande pregio che però rischiano di rimanere in un vuoto amministrativo che ne pregiudica l’esistenza.

Parco Aguzzano

LA LETTERA DELLE ASSOCIAZIONI – E’ questa infatti la maggiore preoccupazione di oltre 20 associazioni, fra cui TerritorioRoma, Legambiente Lazio e Italia Nostra sezione romana, che dopo essersi riunite lo scorso 5 marzo alla Casa del Parco di RomaNatura in via del Casaletto 400, hanno scritto una lettera indirizzata al governatore Zingaretti in cui chiedono alla Regione di fare dietrofront sul provvedimento. “Riteniamo questa scelta sbagliata – si legge nella missiva – perché il mantenimento dell’Ente e l’approvazione di tutti i piani di assetto è condizione indispensabile per garantire una corretta gestione ambientale ed economica dei parchi”. Eliminare Roma Natura, esporrebbe le riserve naturali a un duplice rischio secondo Luigi Tamborrino, presidente di TerritorioRoma. Da una parte si teme sull’effettiva capacità di Roma Capitale di gestire in maniera adeguata un simile patrimonio ambientale, come testimonia il caso della Riserva del Litorale Romano, dove, nella parte di competenza capitolina, operano solo 7 addetti.

FUTURO INCERTO PER I PARCHI – C’è poi una questione puramente tecnica. “Col trasferimento dei poteri a Roma Capitale – afferma Tamborrino – l’assenza di un Ente sovraordinato come Roma Natura che tutela l’aspetto ambientale, rischia di trasformare la gestione delle Riserve in una materia esclusivamente urbanistica”. Anche perchè la legge non specifica le modalità del passaggio di consegna, neanche per ciò che concerne il personale (circa 72 addetti), ma afferma solamente che “Roma Capitale subentra in tutti i rapporti giuridici attivi e passivi intestati a Roma Natura e Roma Natura è estinta”. A Roma Capitale spetterà la gestione e “la valutazione dei progetti di risanamento in materia di inquinamento elettromagnetico, nonché la vigilanza sull’osservanza dei limiti e parametri previsti”. Mentre un’intesa fra Comune e Regione disciplina “le modalità per il trasferimento delle risorse a Roma Capitale”. E la possibilità che le già poche risorse economiche (circa 200 mila euro annue per 14 parchi) si perdano nei meandri del bilancio capitolino è più che una certezza.

aguzzano

IL PARADOSSO – Eppure quando lo scorso luglio il governatore Nicola Zingaretti aveva affidato l’incarico di commissario straordindario dell’Ente Roma Natura a Maurizio Gubbiotti, ben altri erano sembrati i presupposti. La durata della carica di commissario, non prorogabile oltre il 30 settembre 2014, si legge nel decreto, era strettamente subordinata al “riordino della normativa concernente il sistema delle aree naturali protette regionali”, ossia la legge 29 del 1997. Gubbiotti, nell’accettare l’incarico, “che non prevede alcuna retribuzione”, assicura lui, auspicò sin da subito “un nuovo sviluppo delle aree protette non fine a se stesso ma come mezzo privilegiato dal quale partire per integrare le diverse politiche”. Sono passati solo 7 mesi, ma della legge regionale non vi è nessuna traccia. In compenso, però, l’Ente viene dichiarato estinto. E Gubbiotti, chiamato per rilanciare Roma Natura dopo anni di immobilismo, ha scoperto di essere un mero liquidatore. Ad immaginarlo, chiaramente, nemmeno avrebbe accettato.

PARLA IL COMMISSARIO – “Alla base di questo provvedimento – spiega lo stesso Maurizio Gubbiotti – c’è un’idea distorta di devolution. L’Ente Roma Natura, che sovrintende la gestione di 14 parchi, è un esperimento unico in Europa e dovrebbe essere il punto di riferimento del sistema dei parchi regionale e invece viene eliminato. Io ricopro questa carica – prosegue Gubbiotti – senza percepire alcuna indennità, lo faccio perché ci credo e in questi mesi ho riportato l’Ente a dialogare con tutte le associazioni che operano sul territorio, dopo anni di immobilismo. Già oggi le risorse sono insufficienti, il personale è carente, e la gestione avviene fra mille difficoltà. La Regione con la sua Agenda Verde ha ribadito l’intenzione di puntare sul turismo sostenibile, sulla Green Economy e sull’agricoltura nei parchi, ma abolendo l’Ente Roma Natura, finisce per dare il segnale opposto. Io mi auguro – conclude Gubbiotti – ci sia un ripensamento”.

di Marco Carta

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